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ROAD TRIP TO THE NORTH
Giorno Uno. Verona (IT) - Plattling (DE)
Eccoci Eccoci, chi vi scrive è il copilota Paola, promossa da compagna di banco a compagna di viaggio, incaricata di tenere il diario di bordo e di supportare Filippo nei momenti di difficoltà (di solito post sbronza) o come shuttle bunny. Pronti alla partenza del nostro Road Trip to Norway! Ore 7.30 del mattino, con toast caldi e dulce de leche Cubano, partiamo da Verona a bordo del nostro tecnologicissimo Vivaro Exo (con l’Exo-Vivaro, risparmi tempo e denaro!).Ci aspettano quasi 2.500 km di viaggio, ma siamo carichi di entusiasmo (e bagagli!)!
Prima sosta al casello di Bolzano Sud dove ci attende un California con carrello, strapieno di cose da caricare: Un’ora secca per stipare il furgone e si riparte con dodici canoe, sei casse di birra e cinque scatoloni con ogni tipo di cibo (meglio non fare spesa, soprattutto d’alcolici, in Norvegia!), sei tende, materassini, sacchi a pelo, sedie da camping, pagaie, otto borsoni, attrezzatura varia da canoa, ovviamente una bombola di gas e, immancabile, il frigo da viaggio alimentato con l’accendisigari, farcito di birre!
Con l’Exo Vivaro non avere spazio è assai raro!
Poi il viaggio inizia davvero! Si comincia con una deviazione per Plattling, nei pressi di Ratisbona, per assistere alle finali dei campionati mondiali di canoa free style! La coda ferma nei pressi di Monaco ci costringe ad uscire dall’autostrada, consentendoci di assaporare la campagna tedesca e di constatare con ammirazione che nemmeno i camper, in Germania, scendono sotto i centodieci all’ora nelle stradine di campagna!

Gustate le finali maschili e femminili e salutati i vecchi amici, Filippo non resiste però alla tentazione di provare di persona l’onda solcata dai campioni mondiali e quindi, indossata la nuova sgargiante divisa dell’ExoKayakTeam cucita a mano da Sandiline, affronta l’hole e realizza un primo air-loop spettacolare: da sembrare uno scafatissimo free styler. Nessuno riesce poi a farlo uscire dall’acqua prima delle 22.30 (buio pesto, pioggia e freddo boia!), se non il richiamo della birra e della festa scatenata, con tanto di toro meccanico da rodeo, che intanto si svolge nel tendone a fianco al fiume.

Giorno Due. Plattlig (DE)–Hirtshals (DK)

Secondo giorno, sveglia all’alba per re-impacchettare il furgone e partenza, questa volta davvero, per una giornata di auto non-stop! Attraversare Germania e Danimarca da sud a nord: 1.300 km di strada, musica, racconti di guerra, ciacole, pisolini, lunghe pause ristoro e incontri con mezzi di trasporto e personaggi assurdi, che solo in viaggi come questi ti capita di incontrare per la strada.
Con una velocità media da arresto, in tredici ore e mezzo di viaggio raggiungiamo Hirtshals, l’estrema punta nord della Danimarca dai bellissimi orizzonti di pallidi colori.
Si carica quindi il nostro furgone a tre piani (due solo di canoe!) nel rapidissimo aliscafo che letteralmente vola sull’acqua per farci approdare a Kristiansand!
Norvegia, ci siamoo!

Giorno tre. Hirtshals (DK) Voss (NO)

Il viaggio in aliscafo è rapidissimo e ci troviamo a notte fonda nel porto di Kristiansand. Decidiamo di proseguire il viaggio malgrado l’ora tarda, per trovare un buon posto dove piantar la tenda. Ma basta allontanarsi mezz’oretta dal centro abitato per trovare subito dei posti davvero suggestivi: laghetti illuminati dal chiaro di luna, con barchette ancorate e pini protesi sull’acqua. Proprio uno di questi scenari ospita la tenda per la nostra prima notte in Norvegia!

La mattina successiva, il lunedì, il viaggio riparte con calma: mancano solo 400 km all’arrivo, una nullità, rispetto a quelli già percorsi!
Dopo un susseguirsi di paesaggi mozzafiato, un altro laghetto delle fiabe ci aspetta per il pranzo al sacco: pane fatto in casa, carne salà e crostata della mamma, gustati sotto una pioggerellina finissima, sopra una roccia scoscesa che s’immerge in uno specchio d’acqua ghiacciata.
Considerazione della giornata: quanto sono gentili i Norvegesi! Ogni volta che un mezzo per la strada ci vede arrivare, accosta e ci lascia passare! ..Non è che magari incutiamo un po’ di paura, arrivando lanciati su un furgone stracarico di canoe su per le stradine di montagna?! Tappa successiva, l’ultima, brevissima traghettata da Utre a Kvanndall: una ventina di minuti per approdare sull’altra costa e trovarsi, incredibile a credersi, a solo 27 km da Voss!

L’ultima mezz’ora si percorre volando ed incontrando già i primi indizi del festival che si sta svolgendo a Voss: finché percorriamo una strada ripidissima, con le curve costeggiate da copertoni e imbottiture (evidentemente la mortale pista della gara dei long boards!)  ci atterra davanti al muso del furgone, giusto in mezzo alla strada, un gasatissimo base jumper!
Ed infine alle 18.30 spaccate di lunedì 27 giugno abbiamo percorso tutti i 2.253 km (senza contare il traghetto!) che ci separano da Verona ed arriviamo all’accettazione del Festival Camp di Voss!
Il viaggio è terminato, ora inizia la follia pura: la settimana degli sport estremi!
Immediatamente ne abbiamo dimostrazione: il campeggio è costellato da tende da cui sbucano ed a cui sono appesi ogni tipo di strumenti sportivi (molto più simili a strumenti di tortura, che ad attrezzature sportive) e la quantità di birra che circola sembra fare un baffo agli altissimi prezzi a cui viene venduta qui! Ma non facciamo nemmeno in tempo a montare la tenda: bisogna subito andare a provare il Brandseth: il fiume della gara!
La serata trascorre così: Filippo in un’acqua cristallina in mezzo al bosco, a solcare rapide e cascate mortali, la Paola sotto la pioggia incessante, nella melma fino alle ginocchia, che riprende il suo amico rischiare l’osso del collo in un fiume in piena!
Giorno quattro. Voss (NO)

La notte è piovuto incessantemente, ma questo non ha impedito ai nostri scatenati compagni di campeggio di festeggiare tutta la notte con musica a palla e fuochi da grigliata. Troviamo però un’ulteriore conferma alle nostre teorie: per quanto la musica sia alta, se ha un ritmo costante concilia il sonno!

Il mattino è impossibile però andare in canoa: tutti i fiumi sono stra-gonfi. Trascorriamo quindi una rilassante mattina al rafting center, a pubblicare questo primo aggiornamento!

A pranzo sperimentiamo una nuova squisitezza. Al supermercato i prezzi sono altissimi, solo un prodotto è davvero a buon mercato: il salmone fresco! Incredibile, ciò che da noi è una leccornia dai prezzi proibitivi, qui viene venduto come cibo quotidiano! Ci tocca quindi affrontare il nostro primo pranzo a Voss banchettando con salmone crudo, philadelphia, Kaviar (salsina a base di uova di pesce, che crea dipendenza!) e pane fresco ai semi misti e omega3: che sacrificio!

Nel frattempo la pioggia diventa un poco più rada ed i paddlers, Filippo e Michele (perché, ho scoperto, i canoisti non si muovono mai da soli ma sempre almeno in coppia per farsi sicura reciprocamente!) decidono di tentare un altro fiume, più ampio ma, pare, meno rischioso. Ci rechiamo quindi alla Play-Run del Raundalselva. Dopo aver tentato inutilmente di fare qualche umidissima ripresa della loro discesa, con telecamera e macchina fotografica, affronto una mulattiera di ghiaia e fango in furgone per recuperarli allo sbarco. Solita italianata: fingo di non saper leggere l’immenso cartello che diceva “dear kayaker do not drive down this road for any reason!”
Povera Paola, cosa non si fa per risparmiare un po’ di fatica a quei pigroni!
Nel tardo pomeriggio arriva Tomaso, il nostro benefattore, grazie al quale abbiamo potuto affrontare questo meraviglioso viaggio con l’Exo Vivaro (L’Exo Vivaro ci è proprio caro!) e che ha procurato un gazebo che in questi giorni di pioggia si è rivelato provvidenziale per non dover mangiare sotto l’acqua battente! Ceniamo tutti assieme su un tavolino Pin–Up, che non è una valletta in bikini, bensì la canoa a fondo piatto da free style!

Giorno cinque. Voss (NO)

Niente da fare, non siamo fortunati: è piovuto tantissimo tutta la notte ed anche questo mercoledì sembra impossibile prendere la canoa.
Si torna sul Brandseth per verificare se sia agibile, ma è molto più gonfio dell’ultima volta. Ciò costringe gli organizzatori a posticipare la gara di un giorno, nella speranza che il livello d’acqua cali con il cessare della pioggia. S’improvvisa quindi in riva al fiume un banchetto di brie, salame felino, kaviar e philadelphia (non tutti e quattro assieme, ma quasi: Filippo ha osato accostamenti fantasiosi, per non dire coraggiosi!). Collaudiamo in quest’occasione il tendalino del furgone: è impermeabile, grazie al Cielo, perché non smette un secondo di diluviare!
Subito dopo pranzo andiamo a controllare il livello di un altro fiume: lo Jordallen. Ma è una massa spaventosa d’acqua: meglio non pericolarsi, prima della gara.

Tornando verso il paese si controlla l’ultimo fiume ma troviamo conferma della pericolosità delle rapide dei fiumi norvegesi in piena. Niente canoa per oggi, bisogna anche saper rinunciare.
La via crucis tra i diversi torrenti in piena, tuttavia, ci ha dato modo di vedere paesaggi onirici: campi allagati, con balle di fieno bianche che fanno capolino da un’acqua nera  e dalla nebbia mista a vapore acqueo.
Poi..il colpo di fortuna! Incontriamo Benjamin, professore di outdoor qui a Voss, nonché spericolato ed esperto canoista, che ci dice che la fantomatica Milky Wave è al suo livello migliore. A Filippo e Michele non sembra vero: la Milky Wave è un’onda che si forma quando tutti i fiumi della zona sono in piena, bellissima per il free style, ma davvero violenta, soprattutto col fiume così grosso. Nemmeno a domandarlo, in mezzo secondo sono già vestiti e s’immergono in un’acqua aggressivissima.

Rimarco il fatto che, per effettuare le riprese dei due kayakers,  abbiamo dovuto scalare in giù, e poi in su, con preziosissime e delicatissime macchine da presa e macchine fotografiche sotto la pioggia incessante, un ripidissimo sentiero mezzo attrezzato, con talmente  tanto fango da fare fatica a stare in piedi.
Per la seconda sera di fila, infine, ci rechiamo al Today’s Video, una rassegna dei filmati di tutti gli sport estremi praticati in giornata, nonché scarica di adrenalina all’idea di sapere quelle persone rischiare la vita gettandosi da tornanti ripidissimi su assi di legno a quattro ruote, o tuffandosi da picchi di roccia nel vuoto coperto di nuvole o in rapide spaventose di acqua, o scagliandosi giù da sentieri fangosi e irti di ostacoli su mountain bikes dalle sospensioni sincopate. Si conclude così anche la quinta giornata del viaggio, salutati da uno spiraglio di cielo che fa capolino dalle nubi. Insieme al sereno, compaiono anche mille fuochi al Festival Camp. Che domani si riesca ad aver bello?

Giorno sei. Ultimo giorno.

Questa mattina ci svegliamo sotto un pallido sole. Presi dall’entusiasmo sfruttiamo la WiFi non protetta scoperta per caso ieri sera alla fermata dell’autobus per pubblicare il report aggiornato in tempo reale.

...Continua

Eccoci qui con l’ultimo aggiornamento della Paola dall’Extremsportveko 2011!
La giornata, per i nostri atleti è stata intensissima. In mattinata, finché Filippo fa un po’ di pubbliche relazioni legate al commercio delle canoe (purtroppo non si può solo solcare l’onda, ma che soddisfazione, quand ti chiedono di comprare il tuo bolide da divertimento!).io mi diletto con i paragliders e con gli altri strani soggetti che costellano il lungo lago di Voss: non è possibile immaginare la varietà di follie che si sono viste in occasione di questo avvenimento!

Ad ora di pranzo è il momento di dedicarsi al vero lavoro dell’agonista kayaker: lo studio del fiume di gara. Il livello dell’acqua sta calando e nel pomeriggio si presume possa essere molto simile al livello che ci sarà domani, giorno della gara internazionale. Le forti piogge battenti di questi giorni hanno scoraggiato moltissimi atleti, ma la scrematura ha portato a selezionare solo i più forti: sarà una dura corsa!
Fondamentale, quindi, studiare come si deve il percorso, anche perché la grossa quantità d’acqua dei giorni scorsi, mi viene spiegato, ha senz’altro modificato il corso del fiume e bisogna quindi rivedere le traiettorie e le tempistiche.
Si trascorre lungo il fiume tutto il pomeriggio, studiando i sassi, i salti, rivedendo gli errori sulla telecamera, almeno per una volta non sotto la pioggia battente, bensì solo nel piacevole e gelato vapore acqueo delle cascate da cui Filippo e gli altri kayakers si scagliano con entusiasmo, tra le ovazioni dei curiosi che assistono!

Poi, l’ultima sera al campo. Compriamo salmone fresco, per farci una pasta da chef, prima di andare, è seccante ammetterlo, ma è così, a letto presto, per prepararsi, Filippo alla gara di domani mattina, la Paola alla propria partenza all’alba, per tornare a Verona.
Che poi, se vogliamo, andare a letto presto sarà difficile, perché qui il sole non tramonta e non siamo mai riusciti a mangiare prima delle dieci e mezza di sera, al chiaro di una luce che, malgrado la pioggia, poteva rassomigliare a quella delle sei e mezza di sera della nostra Verona!
Pertanto, ora è il momento di darsi a valigie, cena e saluti! Salutiamo quindi, per prima cosa, gli sparuti lettori di questo sconclusionatissimo report! Non appena avremo modo di raggiungere la nostra affezionatissima fermata dell’autobus pubblicheremo anche questo ulteriore aggiornamento, con la speranza di far presto sapere anche degli esiti del viaggio e della gara!

A prestoooo!
Testo: Paola e Filippo
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