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THE BIG ZAMBEZI

Fiume Zambezi

Ho sempre pensato che il punto di partenza per un buon canoista estremo fosse il maestoso fiume Zambezi. Purtroppo per un motivo o per l'altro non sono mai riuscito a fare una spedizione per essere "iniziato" al "big volume".

Mappa delle rapide del fiume Zambezi

Il fiume Zambezi, lungo 2574 km, (nel tratto canoisticamente interessante) segna il confine tra Zambia e Zimbabwe e la sua portata media si aggira intorno ai 3400 m³/s.

Cascate Vittoria

Veduta laterale delle Cascate Vittoria

Cascate Vittoria (Mosi-oa-Tunya, il fumo che tuona) sono tra le cascate più famose e spettacolari del mondo, dichiarate dall'UNESCO patrimonio dell'umanità, hanno un fronte di più di un chilometro e mezzo e un'altezza media di 128 metri. Segnano il confine tra l'upper e il middle Zambezi, quello canoisticamente interessante; quale miglior posto dunque per fare campo base? Livingstone è la cittadina che ospiterà me e il compagno di viaggio Cristiano Ferrazzi durante quest'avventura.

La partenza

Aereoporto di Malpensa

Oggi, 7 dicembre 2011, siamo finalmente in partenza per l'Africa, destinazione Lusaka, capitale dello Zambia. Da li raggiungeremo Livingstone in circa 7 ore di bus attraverso 500 km di strade Africane.

Lusaka airport
L'avventura comincia!

Questa è la prima volta che metto piede nell'emisfero Australe e devo dire che la sensazione di stare a testa in giù è alquanto strana...
Comunque parlando di cose serie, i nostri surf (così devi chiamare le canoe se vuoi che vengano caricate sull'aereo per una cifra ragionevole) sono arrivati senza intoppi a destinazione.

Aereoporto di Lusaka, taxisti alle prese con le canoe

I problemi sono invece cominciati appena usciti dall'aeroporto, assaliti da un'orda di taxisti che cercavano di spillarci quanti più soldi possibile. Vita facile per loro visti i nostri bagagli decisamente ingombranti! Con 2 taxi diversi e 60 dollari abbiamo raggiunto la stazione degli autobus di Lusaka.. Vera Africa!
Due ore di attesa in un posto pieno di gente, in cui l'unico colore che non era presente era il bianco e poi via, con un bus sul quale abbiamo stimato viaggiare una 90ina di persone, lanciato a velocità folli su strade da mal di mare!

Paesaggio Africano dall'autobus

Purtroppo abbiamo un tantino sottostimato la durata del viaggio o forse l'autista ha deciso di passare per il Giappone, perché non si arrivava più.
CONSIDERAZIONI SUL VIAGGIO:
1 Sembrava che ci fosse uno strano traffico su quel bus, adulti che salgono con bambini e scendono dopo qualche fermata senza e bambini che restano tranquilli con adulti diversi di quelli con i quali sono saliti.
2 Perché in ogni angolo del mondo l'autista deve rompere le palle tutto il viaggio, anche se di notte, con la sua musica di merda?
3 La vita in Africa vale proprio poco!
Ultima fregatura della giornata, 20$ di taxi per fare 150 metri fino all'ostello. Sapevamo che ci stavano fregando, ma a una certa ora con il viaggio che avevamo alle spalle non potevamo fare altrimenti.
32 ore di viaggio e sono finalmente nella mia camera del Jollyboys Backpackers!

Jollyboys Backpackers, bungalow Giraffe

Giorno uno

Del primo giorno c'è poco da dire, se non che abbiamo conosciuto la Mosi, birra locale servita ghiacciata al bar dell'ostello. Per il resto abbiamo perso tutto il giorno a cercare di non farci fregare 100$ al giorno per andare in canoa, impresa assai ardua quando si arriva in un posto sconosciuto e perfettamente organizzato per spennare i turisti!
La soluzione ai nostri è arrivata alla sera poco prima di cena, si chiamava Corne, un sudafricano che conosce molto bene come muoversi da queste parti.

Corne

Gentilissimo, ci ha organizzato, per la prima giornata, la discesa integrale dalla rapida #1 alla #25.
Quella notte, per la prima volta nella vacanza, abbiamo dormito rilassati, sia perché l'indomani saremmo andati in canoa sia per la pioggia battente che suonava sul tetto ti paglia della nostra capanna; poco male, tanto in Africa alla mattina c'è sempre il sole!

Giorno due
Finalmente: Zambezi

Di buona mattina il sound del risveglio non era proprio come me lo aspettavo, sembrava più che altro di essere in Norvegia, con la pioggerellina fina e senza fine.
Dopo una colazione da campioni a base di omelette con peperoni cipolla pomodoro e bacon, siamo partiti con il taxi in direzione del parco delle cascate Vittoria.
Scendere per la prima volta il sentiero che ci porta a The Boiling Pot #1 è un'emozione indescrivibile. Tutti i racconti e le esperienze di chi c'è già stato sono tornati ad affollarmi la mente. Il ponte della ferrovia, l'enorme morta che gira per decine di metri, le onde enormi; tutto come me lo aspettavo, le gambe mi tremavano per l'emozione!

Ponte della ferrovia sulla rapida #1 (The Boiling Pot)

Con il primo traghetto mi sono reso conto veramente di che mostro sia lo Zambezi, un treno di onde di più di due metri che mi hanno maltrattato come una fogliolina. Bene, si comincia!
Come prima discesa avevo lanciato una sfida personale al fiume: volevo vedere fino a che rapida sarei potuto arrivare senza ribaltarmi.
La rapida #5 (stairway to heaven) mi ha subito punito: una massa d'acqua indescrivibile mi si è chiusa addosso non lasciandomi nemmeno il tempo di capire da che parte ero girato.

#5 (Stairway to Heaven)

Però è veramente come dicono: il fiume ti prende, ti sbatte di qua e di là, ti maltratta, ma alla fine ti lascia andare, basta avere la pazienza di aspettare e alla fine riesci a respirare di nuovo…
La rapida #8 (Midnight Dinner Featuring, the Muncher) avrebbe dovuto avere un'onda molto grossa ma verde, invece, quando ci siamo trovati li, la sensazione è stata quella di un palazzo di 2 piani d'acqua che ci si chiudeva addosso, indescrivibile!

#8 (Midnight Dinner Featuring, the Muncher)

Giunti in prossimità della #9 (Commercial Suicide) Corne, il nostro compagno di discesa, ci ha detto che ce l'avrebbe fatta guardare da sinistra ma trasbordare da destra… "ma siamo matti?" ho pensato io, "non esiste che trasbordo!".
Quando la vedi la prima volta, la rapida numero nove, ti sembra di non aver mai visto una vera rapida fino a quel momento! Ti si stringe il sedere nel cercare la tua linea tra buchi che riuscirei più facilmente a chiamare "montagne". Il primo pull-over precipita per più di tre metri nel cuore di un buco da accapponare la pelle. La pressione lì in mezzo è così forte che l'acqua viene nebulizzata verso l'altro per una ventina di metri, rendendo visibile la rapide molto prima di raggiungerla. Come se non bastasse alla fine c'è un altro buco mostruoso a tutto fiume, veramente non avrei saputo se voler passarlo sulla destra o sulla sinistra. Il Tano mi ha confidato che quando era stato qui nove anni fa, l'acqua era molto meno rendendo la rapida più abbordabile.

#9 (Commercial Suicide), Tano

Ho guardato a lungo prima di definire la mia linea: Chicken way sulla destra e poi ancora a destra, esattamente tra il bucone finale e le pietre di destra assolutamente antipatiche. Per fortuna è andata, ma raramente ho avuto l'adrenalina così alta in canoa.
Dopo la #9, le altre rapide scorrono abbastanza tranquillamente, chilometri e chilometri di piatto nel mezzo, coccodrillidi che finalmente cominciano a farsi vedere sui sassi e ovviamente la #15 (The Washing Machine) il cui nome dice tutto.

Coccodrillo sul sasso

Alla #21 (Narrows 1), ci hanno detto, che mettendo la testa sotto acqua si possono sentire i sassi che rotolano sul fondo, una vera impressione!
Quando finalmente abbiamo finito tutte e 25 le rapide, allo sbarco su una meravigliosa spiaggia bianca, abbiamo scoperto il scoperto il significato del modo di dire "ti, ei, ai" letteralmente "T.I.A", This is Africa… Il nostro passaggio per tornare all'ostello non c'era! Ci inerpichiamo comunque sul sentiero impervio che esce dal canyon nella speranza di trovare lo stesso un passaggio. Dopo più di un ora e mezza la nostra pazienza è stata premiata e abbiamo guadagnato un vero viaggio in business class: Sul tetto della jeep attraverso i tipici paesaggi africani, terra rossa, erba verde per la pioggia, baobab, villaggi di fango e paglia e gente sorridente che saluta vicino ad ogni capanna!

Viaggio sul tetto della jeep

Arrivati all'ostello all'imbrunire, abbiamo realizzato che era sabato sera per il movimento che fino a quel momento non avevamo mai visto. Purtroppo, come sapete, non parlo delle serate nei miei report, quindi potrete fare solo supposizioni e congetture…

Giorno tre

Non essendoci svegliati troppo presto abbiamo deciso di provare il giro che suggeriva Corne: dalla rapida #1 alla #10 e poi su a piedi. I portatori, coordinati dalla nostra guida Pio, ci avrebbero portano le canoe su per il ripido sentiero che esce dalla gola.
Sul sentiero per l'imbarco siamo stati rapinati dalle scimmie di parte del nostro pranzo. Non tenete il cibo nei sacchetti di plastica perché loro lo sanno!

Babbuini bastardi

Siamo arrivati a The Boiling Pot alle 12.20, quindi solo poco più di un'ora e mezza per arrivare allo sbarco. Buona parte del nostro tempo l'abbiamo utilizzato per filmare la rapida #5, ma ne è valsa la pena: boof nel gigante pull-over di destra con relativa sciacquata nel buco che si forma sotto, un'esperienza assolutamente da fare!

Boof alla #5, Filippo

Fatta la #5 ci restavano solo 30 min per arrivare allo sbarco, per non rischiare di essere colti dal buio in mezzo alla savana. La rapida #7 (The Gulliver Travels) è la rapida più lunga e tecnica di tutto il fiume, 700 metri di onde che ci chiudevano addosso da tutte le direzioni e 3 o 4 buchi da evitare assolutamente. Siamo stati bastonati entrambi; in compenso, quando ne sono uscito, non avevo più la sete di quando sono entrato…
Alla #9, questa volta, non c'era tempo di guardare, quindi giù a rotta di collo dalla linea che avevamo scelto ieri. Valutare così in fretta però non si è rivelata un'idea molto azzeccata e, forse per eccessiva prudenza, sono stato troppo a destra. Risultato una puntata nelle pietre e un eskimo in un posto infame, con tutta l'acqua che spinge verso il mostro finale; risultato, una caviglia praticamente rotta a un'altra bella bevuta di acqua dello Zambezi, molto salutare!
Allo sbarco siamo arrivati con solo 10 minuti di ritardo, quindi, dopo una scarsa merenda con quello che ci avanzava dall'attacco dei babbuini, abbiamo cominciato ad inerpicarci su per il sentiero che porta fuori dal canyon.

Sentiero di uscita dal fiume alla rapida #10

Mano a mano che salivamo, la valle dello Zambezi ci si apriva sotto, non ci sono parole per descrivere tale bellezza.

Valle dello Zambezi

In due ore di passeggiata nella Savana abbiamo vissuto la reale vita africana rurale. Villaggi di terra e paglia pianure sterminate che cominciano a rinverdire per la pioggia. A metà strada ci siamo fermati a casa di Pio, a lasciare le canoe. Incredibile come ci mostrava entusiasta dove abita, seppure nella semplicità assoluta.

La casa di Pio, Triangle Junction

Giorno quattro
Day off

Piove… il nostro programma di andare in bicicletta alle cascate, per il momento, è saltato. Aggiorno il report!

Diluvio in piscina

Nel pomeriggio, approfittando del tempo che cambia sempre molto in fretta, abbiamo deciso di andare a vedere le cascate.
Dal momento che le bici erano da tortura cinese con le selle di legno e le ruote inchiodate, abbiamo optato per il taxi, più economico e comodo.

Il Bordo del Mondo

Se me l'avessero detto, mai avrei creduto che si potessero visitare le cascate in quella maniera... Basta pagare l'ingresso del parco e poi si può andare dove si vuole. Ovviamente da bravi canoisti abbiamo pensato che il punto di vista migliore fosse quello dell'acqua!
Quando leggevo che sono le cascate con il fronte più ampio del mondo non immaginavo che avrei trovato uno spettacolo simile: il letto dello Zambezi che si estende per chilometri tra canali, isolette e piante aquatiche con le sue rocce nere e l'acqua verdone carico.

Il Letto dello Zambezi superiore

Con disinvoltura abbiamo iniziato il guado verso il getto principale, più vicino al lato Zimbabwe, là ci hanno detto esserci le Devil's pools, delle vasche subito sul bordo delle cascate dove è possibile fare il bagno.
Dopo mezzo chilometro di difficile attraversata, abbiamo cominciato a dirigerci verso il bordo per guardare giù.
Si chiude lo stomaco a camminare nei percorsi scavati dall'acqua subito prima di gettarsi nel vuoto. Piscine scavate nel nero basalto, sifoni e detriti lasciati dal fiume in tempo di piene. "Meno male che adesso il fiume non è al massimo della portata!" abbiamo pensato.

Passeggiata sul Bordo delle Cascate Vittoria

La sotto la rapida #1 segna l'inizio del tratto navigabile. Incredibile vedere quanto si spianano da lassù le sue onde enormi!

Rapida #1 (The Boiling Pot) dall'alto

Affacciarsi dal bordo, con l'acqua che scorre in parte e si lancia in un volo infinito, da la sensazione di essere sul bordo del mondo. La spaccatura, di origine geologica, è netta e profonda, l'adrenalina sale a causa del vuoto assoluto a pochi centimetri e l'acqua polverizzata, che sale per decine di metri al di sopra del bordo, concorre caricare di misticismo quella sensazione che resterà stampata a fuoco per sempre nella mia mente!

Il Bordo del Mondo

Già che c'eravamo, abbiamo anche dato un'occhiata alle rapide Minus, esattamente sotto di noi: considerando come sembravano piccole le onde enormi di Boiling Pot, quei buchi devono essere stati giganteschi se già lo sembravano da 130 più in alto. Le Minus le faremo la prossima volta allora…

Rapide Minus dall'alto

Nel frattempo si sono fatte le 5.30, tra poco farà buio, e anche considerando che in africa quella è ora di cena e che i coccodrilli a monte delle cascate non sono "friendly" come quelli al di sotto (così dice Pio, la nostra guida), abbiamo cominciato di gran passo l'attraversata verso la terra ferma.
Aimè, nelle Devil's pools farò il bagno la prossima volta.
Giornatona pesante anche questa alla fine, altro che riposo!

Cibi particolari

Tra la rapida #3 e la #4, il fiume fa un cambio netto di direzione regalando un paesaggio mozzafiato, due pareti di roccia perfettamente verticali che racchiudono un torrione di roccia scura alto e stretto, il tutto punteggiato dagli arbusti che, in questa stagione, cominciano a rinverdire a causa delle abbondanti piogge.
Per scattare la foto qui sotto e farvi rendere conto di quello che dico, ho rischiato di essere mangiato da un coccodrillo. Dopo una rapida perlustrazione sono sbarcato su una penisoletta di roccia; nell'issare la Pin Up fuori dall'acqua, l'ho quasi appoggiata sulla coda del grosso coccodrillo di almeno 2 metri. Lui è schizzato in acqua lasciandomi assolutamente pietrificato per la paura... meno male che ha optato per quella soluzione invece che girarsi e rosicchiarmi!

Foto per la quale ho rischiato la vita!

Quella stessa sera, scoperto il Cafè Zambezi, un ristorante etnico africano.
Quale miglior modo allora di festeggiare il fatto di non essere stato mangiato da un coccodrillo se non MANGIANDO COCCODRILLO?!
Disponibile in due preparazioni diverse, la coda di coccodrillo, ha la consistenza della carne di manzo; magra e muscolosa, anche se tenera da masticare, ma la sua carne è bianca, anche più di quella del pollo. Sebbene molto speziata, il sapore resta comunque forte e pungente, anche grazie alla perfetta cottura alla brace.
Il giorno dopo, sull'onda dell'entusiasmo abbiamo deciso di assaggiare questo antipasto chiamato Mopani Caterpillar, in pratica vermi!

Un piattone di vermi

Con nostra sorpresa ci hanno portato un bel piattino stracolmo di bacarozzi grossi quanto un dito.
Al contrario di quanto possiate pensare, i bruchi fritti, sono veramente buoni, molto succulenti e saporiti. Danno l'idea, mentre li mangi, di essere molto calorici e nutrienti, con un piattino diviso in due, eravamo praticamente sazi. Mancava ancora il pescione di fiume e lo stufato di capra al cartoccio! Veramente cene con i fiocchi che ripagavano in pieno per gli sforzi enormi delle giornate e per i pranzi a base di buste di tonno e barrette.
Attribuisco il malessere di tutto il giorno dopo all'odiato farmaco antimalarico (Lariam) e alla seratina un po' esagerata perché non voglio pensare che i vermi mi abbiano rovinato in quella maniera. Per fortuna avevamo programmato il giorno di riposo, perché quel pomeriggio, accendendo la macchina fotografica e vedendo la foto di qui sopra ho vomitato all'istante!
Un piatto che ci hanno detto essere buonissimo ma che non siamo riusciti a trovare è l'ippopotamo. I pescatori locali approfittano dei bestioni che scivolano dalle cascate per cibarsi delle loro carni, purtroppo non siamo stati abbastanza fortunati e nessun ippopotamo è caduto dalle cascate durante la nostra permanenza.
Sembrerà strano, ma un'altra cena etnica africana degna di nota l'abbiamo improvvisata all'aeroporto di Addis Abeba.
In un bar stracolmo di passeggeri, condividendo il tavolino con altri 2 gruppi di viaggiatori, abbiamo ordinato a caso due pietanze tipiche Etiopi (lo sappiamo solo perché erano sotto quel capitolo) dai nomi impronunciabili.

Cibo etnico Etiope

Questo è quello che ci hanno portato: due piatti giganteschi a base di carne speziatissima e untissima, l'ideale per affrontare un viaggio in aereo di 6 ore!
Nota: il cibo Etiope si mangia con le mani, aiutandosi con le loro focaccine tipiche simili ad asciugamani alla vista, ma morbide sul palato.

Le pessime idee vengono mangiando!

Durante le nostre cene regali, essendo l'unico momento del giorno in cui non dovevamo correre di qua e di là con l'acqua alla gola, facevamo i piani per i giorni seguenti. Qui, con la pancia bella piena e al sicuro da temporali e fatiche sovrumane, le idea che scaturivano erano delle peggiori!
È stato proprio durante una delle cene che, ragionando sul nome della #8 (Midnight Dinner Featuring, the Muncher), abbiamo pensato che sarebbe stato carino provare a farsi sgranocchiare dell'enorme onda che chiude come un buco!

Surf alla #8 The Muncher, Tano

Purtroppo in questo caso i risultati non sono stati entusiasmanti. Evidentemente in quel momento lo Zambezi aveva già cenato!
Il boof alla #5 è stata invece una delle prime idee messe in pratica con successo. Peccato che poi sia uscita la parola Freewheel... In questo caso però nessuno ha avuto il coraggio di sperimentare per primo, così ci siamo limitati ai “semplici” boof.

Boof alla #5, Filippo

La pensata peggiore di tutte quante però, è stata quella di surfare le gigantesche onde della #13 (The Mother). Su quelle onde ho preso la sverniciata peggiore di tutta la vacanza! Dopo quattro o cinque svoloni involontari di più di un metro sono atterrato lateralmente sullo spigolo duro della Pin Up esattamente nel cavo dell’onda. L’impatto e stato così violento che ve lo lascio solo immaginare, in un attimo mi sono trovato senza pagaia, con un ginocchio fuori dal cosciale e la canoa quasi piena d’acqua entrata in una frazione di secondo da maniche e collo… C’è mancato un pelo che mi facessi un bel bagnetto!

Considerazioni

Credo di poter considerare la mia esperienza nei viaggi sufficiente da azzardare qualche considerazione: ritengo che girare il mondo con lo scopo di andare in canoa ci consenta di entrare nel profondo dei luoghi esplorati e della gente incontrata.
"Costretti" a comunicare con i locali per scoprire nuovi fiumi o semplicemente per organizzare le discese su quelli conosciuti si vedono cose e si vivono esperienze che la maggior parte dei normali turisti non sanno nemmeno che esistano.

Bambino che gioca nel villaggio di Pio

Ad esempio abbiamo scoperto l’ultimo giorno che la madre di Pio è il capo del villaggio e che, pur non essendo una cosa molto usuale, per una donna è possibile ricoprire quella carica che sta semplicemente a significare che si prende cura del resto del villaggio.

Con i genitori di Pio

Con la nostra scelta di tornare dal fiume a piedi, camminavamo 3 ore attraverso una savana che rinverdiva per le piogge, su percorsi solitamente non battuti da safari o gite, villaggi di fango e paglia, animali e persone nella loro vita quotidiana assolutamente diversa dalla nostra!
È per tutto questo fiume di emozioni e di scoperte che continuerò ad usare ogni mia risorsa per viaggiare e vedere il mondo dal punto di vista che preferisco, il Fiume!

Ciao Africa, a presto!

Arrivederci alla prossima avventura!

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